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Severo Bruno
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- Abbiamo vinto anche noi.
Nei cortili del potere si fa un gran parlare, anzi si motteggia e si scherza sugli eccessivi entusiasmi manifestati da esponenti del Partito democratico italiano per la splendida vittoria di Barack nelle elezioni presidenziali americane.
Troppo entusiasmo, dicono, quasi che a vincere fossero stati Veltroni e compagni i quali, invece, come è noto, e come è utile ricordare loro ogni giorno, le elezioni le hanno perse.
I simpatizzanti di Bush e di Mac Cain di casa nostra hanno manifestato fastidio e sufficienza sia per la vittoria di Obama, sia per questo eccessivo entusiasmo, cumulando battute e commenti di pessimo gusto, rivelatrici di frequentazioni cabarettistiche e di livore ideologico, inutili e gratuite, ma idonee a escludere qualsiasi altro più utile approfondimento.
Superando il senso di fastidio inevitabile per simili atteggiamenti, si deve però riconoscere che la vittoria di Obama, pur grandissima e significativa come è subito apparsa, è un fatto del tutto americano e a poco vale tentare di comprenderlo nel riformismo europeo, per la diversità del quadro politico, della complessità sociale americana e della diversità dei problemi che questa ha comportato.
Se è vero quanto precede, però, è altrettanto vero che tutti noi sentiamo di aver partecipato in qualche modo allo scontro elettorale e di aver gioito perla vittoria dei democratici americani.
Nella diversità, ci sentiamo democratici allo stesso modo.
Questa sostanziale unità scaturisce, in modo spontaneo, dalla medesima profonda ispirazione, dallo stesso amore per la democrazia che ha mosso tanti milioni di elettori americani, e che muove tanti di noi in Europa e nel resto del mondo.
Come ha così ben detto Obama, questa vittoria ha dimostrato che “un governo del popolo, fatto dal popolo e per il popolo, è possibile e che questo ideale non è scomparso dalla faccia della terra”.
Questa vittoria dei democratici americani non è nata dai padroni del petrolio, o negli uffici dei finanzieri e degli uomini di affari, ma è nata in mezzo alle case popolari, tra la gente comune con i suoi problemi, gente che ha voluto proporre le sue soluzioni e per questo ha sostenuto il proprio diritto a partecipare, impegnando i risparmi, donando quel che poteva, anche pochi dollari, malgrado la scadenza di mutui impossibili e malgrado temuti licenziamenti.
In mezzo a quelle persone comuni, assetate di partecipazione e di rappresentanza, ci siamo tutti sentiti presenti e partecipi, democratici tra democratici, come è stato al Circo massimo o in mezzo agli studenti di tutta Italia.
Già un'altra volta abbiamo sentito la stessa profonda consonanza con quanto avveniva negli Stati Uniti: il 28 agosto 1963 con Martin Luther King, al Lincoln Memorial di Washington, alla testa della “ Marcia per lavoro e libertà”, quando ascoltammo il celeberrimo “I have a dream”, quando sognammo insieme una umanità migliore.
Per Luther King il sogno finì cinque anni dopo, il 4 aprile 1968 a Memphis per mano di un assassino, ma la sua bandiera fu subito ripresa e tra mille battaglie è stata portata infine verso la vittoria, almeno in quel paese, almeno per quella odiosa discriminazione razziale.
Anche allora, come adesso per la vittoria di Obama, ci sentimmo uniti e legati dalla stessa esperienza, sognammo, ci illudemmo, fummo sconfitti per poi ricominciare: anche allora, come adesso, ripetemmo le famose note di Joan Baez, cantando, per andare oltre.
Per questo, per tutte queste ragioni, possiamo dire di aver vinto anche noi insieme ad Obama. Specie adesso, direi, in tempi in cui si vive in mezzo a raffinati razzisti, tra autoritarismi di ogni sorta, dinanzi a negazioni continue di giustizia e carità, immersi in una parodia di libertà.
Priva di riferimenti autorevoli e credibili, la nostra splendida democrazia sta finendo in una sorta di scherzo surreale, dove può esser facile svegliarsi un giorno in un regime apertamente autoritario.
Ebbene, in tutto questo, in mezzo alle nostre paure, ho vinto anche io come Obama, con Obama, insieme a tutti i democratici italiani e americani, perché è stato dimostrato finalmente che i vari potenti, ricchissimi e temuti, insieme a tutti quelli che li amano, li abbracciano e li osannano, sono comunque battibili, sono perdenti, perché i cittadini uniti nel segno della democrazia sono l'unica vera forza che muove il mondo.
Abbiamo sognato e abbiamo vinto davvero, perciò non molliamo, combattiamo tutti insieme per una società più giusta e più libera.
Severo Bruno
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